“E ascoltate: l’Italia risorgerà!” – una sottotraccia del nuovo romanzo

I prossimi mesi vedranno la chiusura di un nuovo romanzo che sto scrivendo [qui a lato, un immagine pescata con autorizzazione dalle foto estive dell’amico e teatrante Marco Mazzoni, un’immagine molto evocativa di quello che sto scrivendo…

Il romanzo è ambientato in questi Anni zero, ma la sua chiave di lettura si trova in due anni assolutamente fondamentali per la storia della mia generazione: il 1992 e il 1993. Anzi, idealmente, li rivive e li ripercorre in una sorta di riscrittura di una scena primaria – il riferimento è qui ovvio: L’uomo dei lupi di Freud – di una traccia mnestica che coinvolge essenzialmente il ruolo e l’amplesso dei genitori italiani negli anni ’90. Se tutto procede, il romanzo si terminerà pochi mesi prima del ventennale di Tangentopoli, “sfondo” primario del romanzo. Se sia di buon augurio, non so.

Intanto un sottotesto, a proposito di auguri: un testo da leggere e rileggere, con strane assonanze in questi mesi di apparente crollo berlusconiano… Il messaggio di fine anno agli Italiani del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, 31 dicembre 1992: 


Palazzo del Quirinale, 31 dicembre 1992

Buona sera a tutti!

Buon anno! È l’augurio, il primo mio augurio; mi emoziona nel presentarlo, quasi lo vedessi partire da me e giungere a voi, a tutti voi: a chi lo accoglie con bontà (e gli sono grato), a chi non lo gradisce (ed io me ne scuso), a chi rimane indifferente… è il mio augurio.

E il mio augurio si ferma alla vostra porta e attende, discreto, che vogliate aprire, se lo vorrete: Buon anno!

Ma con quale coraggio il Capo dello Stato, un uomo come ciascuno di voi, si arrischia a fare auguri in questa situazione che, a volte, ha toni e realtà cosí negative?

La questione morale, che tocca anche uomini politici, persone note e pare allargarsi creando preoccupazioni e sconcerto; la questione sociale, che vede disoccupazione, sottoccupazione, prospettive ancora più preoccupanti; la questione della sicurezza, che ha visto in questo anno una terribile, dolorosa serie di delitti: e giudici eccelsi e uomini di scorta e forze dell’ordine ed eroici cittadini disposti a lottare contro il crimine, cadere sotto l’arma del delitto, della vigliaccheria, dell’infamia. Eppure quanta meritoria strada è stata compiuta dalla magistratura e dalle forze dell’ordine per prevenire e per soffocare la violenza, per vincere silenzi ed omertà, per ridare sicurezza!

Ebbene a me pare che proprio oggi in mezzo a tante fatiche, a tante prove, diventi essenziale l’augurio… a che serve un augurio quando tutto va bene? Il primo augurio è l’impegno per ciascuno di noi, di compiere con amore, con sacrificio e ad ogni costo il nostro dovere. Vale per me!

 

Ma vi può forse essere qualcuno che può puntare sul crollo dell’Italia? Qualcuno vi può essere che possa sperare che muoia, che cada questa democrazia? Vi può essere qualcuno che possa essere stanco di essere persona libera? Ma si può mai essere stanchi della libertà? Io spero che non vi sia alcuno. No, non lo spero, io credo di no, con tutte le mie forze!

L’Italia libera e democratica deve vivere nella pienezza dei valori umani, deve risorgere con l’apporto di tutti e di ciascuno.

Ognuno è indispensabile.

E noi, popolo italiano, questa possibilità, questa capacità di risurrezione l’abbiamo con assoluta certezza.

È mai pensabile che tutti coloro che per questa libertà, per questa democrazia hanno lottato, hanno pagato, hanno sofferto, che chi ne ha raccolto l’eredità, chi comunque sente amore per questa Patria libera, anche nelle diverse responsabilità, nelle diverse posizioni politiche, non trovino, non sappiano trovare il comune denominatore di unione, per difendere ed aiutare a nuova vita quelle radici (articolo 2 della Costituzione) degli “inviolabili diritti dell’uomo”?

Per risorgere occorre anzitutto avere il coraggio della verità.

I mali ci sono, e come, e quanti!

Il male della immoralità politica, amministrativa, tocca i responsabili, ma non tocca, non può toccare le istituzioni. Le istituzioni sono vittima di questi atteggiamenti, non sono coloro che hanno compiuto questi fatti; le istituzioni hanno la forza della Costituzione e della volontà popolare. E il giudizio politico è ben distinto, in un paese, in uno Stato di diritto, dal giudizio penale.

Il giudizio penale colpisce i singoli per responsabilità soggettive, non conoscendo la scienza giuridica penale, la responsabilità oggettiva; quest’ultima fa capo alle dittature che negano le garanzie giuridiche per scopi politici; ma in uno Stato democratico e di diritto, il giudizio politico è del Parlamento, e cioè del popolo che lo ha demandato liberamente al Parlamento, e può sempre esercitarlo direttamente con il voto libero, personale, segreto.

Il giudizio è della libera stampa che esprime valutazioni, che interpreta, dà consigli, critica, come è diritto e dovere della stampa in un paese democratico; ma la stampa deve rispettare la dignità della persona e non può mai emettere sentenze: questo è dovere del giudice.

E i processi storici li fa la storia!

A ciascuno il suo.

E qui la mia rinnovata fiducia nella magistratura che ha saputo affrontare il terrorismo e la criminalità organizzata lasciando sul campo toghe insanguinate per la giustizia, con l’augurio che la maggiore celerità delle nuove procedure possa fare il punto per l’affermazione del principio costituzionale che nessuno può essere ritenuto colpevole se non dopo essere condannato con sentenza definitiva (articolo 27 della Carta).

E ciò vale per tutti, nessuno avendo il diritto di dare per colpevole e condannare chi è inquisito con una forma e una procedura che è la ripulsa e il sovvertimento del diritto e della democrazia.

Pare, a volte, negarsi anche il diritto-dovere all’umana solidarietà che doverosamente non tocca i temi processuali, tocca solo il lato umano.

Che chi è incappato nel codice penale debba pagare è tema che non tollera incertezze né tollera colpi di spugna: ma che siamo chiamati tutti a serenità di giudizio è problema di morale umana.

Coraggio di verità.

Coraggio di verità vuole che il Parlamento possa portare avanti i compiti più urgenti e primari per i quali è stato eletto. Lo richiede il dovere di difendere la democrazia che nacque a durissimo prezzo ed è patrimonio di tutti, maggioranza ed opposizione, tutti ugualmente impegnati a rafforzarla questa democrazia, a renderla limpida e vera interprete della volontà e delle attese della gente. È nel Parlamento e del Parlamento il diritto-dovere di ogni assunzione di responsabilità.

La saggezza e l’impegno dei Presidenti delle Assemblee legislative ci danno ogni garanzia e siamo loro grati.

Dal Parlamento si attendono anche le riforme che rigenerino con gli istituti costituzionali anche la vita politica italiana.

 

Mi pare ormai chiaro ed universale il no ad ogni contributo dello Stato ai partiti; contributo che si risolve in una obbligatoria partecipazione del contribuente. No! Ma i partiti, sotto qualsiasi denominazione, sono un punto vitale dell’attuale vita democratica: demonizzarli, criminalizzarli è terribilmente pericoloso poiché senza i partiti non c’è democrazia; fino ad oggi nessuno avendo saputo inventare qualcosa di diverso che non sia un semplice mutamento di nome. E se ci sono, i partiti devono poter vivere lecitamente. Esistono molti modi trasparenti perché i partiti possano vivere di apporti privati leciti e di volontariato.

È a tal fine indispensabile che gli organi di controllo compiano il loro dovere con scrupolo ed efficacia essendo inconcepibile e gravemente illecito che appalti e contratti intrisi di tangenti abbiano trovato e forse trovino facile approvazione da chi ha il dovere di controllare e di stroncare. Se l’attuale sistema di controllo non è efficace e valido, in taluni casi addirittura compiacente e complice, è dovere intervenire urgentemente e drasticamente poiché l’attività di controllo è nell’interesse del cittadino come garanzia di legittimità e di pulizia; se questa garanzia è frodata o negata, è danno grave dell’interesse generale della comunità.

Ma una precisazione: si parla tanto, si parla troppo e a sproposito, a volte, di governo lontano dai partiti, quasi timoroso di contagiarsi, di perdere credito se non sta lontano o contro i partiti.

Qui c’è confusione grave.

Lontano dai partiti che invadono sfere di potere, sfere di competenza dello Stato, certo! Lontano da partiti lottizzatori e prevaricatori, anche! Ma facciamo attenzione: se crollano i partiti, su chi poggia il governo che deve avere la fiducia dal Parlamento il quale è fatto di gruppi parlamentari che sono espressione dei partiti? E dove troverebbe maggioranza e fiducia un governo da un Parlamento mancante di ogni legittima aggregazione?

Allora si deve puntare sulla ortodossia dei partiti, sulla trasparenza dei partiti, sul rinnovamento dei partiti; ma ripeto, stiamo attenti a non scrollare dalle basi la vita stessa della democrazia con la pur valida motivazione di far pulizia e di far chiarezza. Non si cura un malato uccidendolo.

Abbiamo, dunque, il diritto che i partiti siano in grado di assolvere il loro dovere fondamentale fissato dal dettato costituzionale (articolo 49): “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Coraggio di verità.

E ancora un pensiero, un invito che nasce da una esigenza pressante, indispensabile: occorre che vi sia intesa, collaborazione, convergenza fra i poteri dello Stato. Questa è la democrazia. Ciascuno dei poteri nella propria responsabilità, nel proprio essenziale compito e ambito costituzionale, ma tutti convergenti al bene comune, che è servire il cittadino, è servire l’uomo.

Si parla di incomprensione e persino di urto tra magistratura e responsabilità politica e mondo politico.

La magistratura non può e non deve fermarsi mai nella sua opera di giustizia nei confronti di chicchessia; ma non si deve neppure dare l’impressione che in questa opera vi possa essere la contaminazione di una ragion politica. Neppure l’impressione!

Se crolla la democrazia non esiste spazio per una magistratura autonoma e indipendente.

Il paese, la Patria, l’Italia chiedono ai poteri dello Stato di lavorare insieme per risorgere: sono certo della loro risposta positiva, che è indispensabile.

 

Ma coraggio di verità ci presenta il debito pubblico eccezionalmente rilevante e grave ostacolo ad un dignitoso ingresso in Europa e direttamente connesso al quadro sociale; qui il tema della giustizia incombe e coinvolge tutti.

Disoccupazione, sottoccupazione attuali e future rappresentano un male grave come lo è il debito pubblico che pure governo e Parlamento hanno affrontato con decisione come non mai; sono problemi che ci chiamano in causa personalmente nelle varie nostre responsabilità, a cominciare da me; a cominciare da me e dalla mia responsabilità.

Che vi sia una crisi che attraversa il mondo è vero, ma che questa non possa abbattersi in modo devastante sui più deboli, sui più indifesi è richiamo ai doveri fondamentali di giustizia.

Stiamo attenti, poiché la giustizia è fondamento vitale della democrazia, è indissolubilmente legata alla libertà; e se giustizia è ferita, ferita ne è la libertà e vittima la persona umana, a cominciare dalla più indifesa, dalla più debole.

È il tema del lavoro, il tema della casa, della famiglia, delle imposizioni fiscali. Occorre che il peso fiscale sia equamente distribuito, ma soprattutto occorre che ogni sperpero venga eliminato, che ogni spesa sia riveduta e che chi froda il fisco sia trattato come chi tradisce il proprio paese.

Coraggio di verità! È qui l’augurio per il nuovo anno.

 

Ma allarghiamo lo sguardo all’Europa, al mondo.

L’Europa risente di un calo di fede nella Comunità (attenzione, nessuno si illuda, la Comunità europea nascerà ugualmente, non ne ho dubbio: noi con i nostri egoismi possiamo solo ritardarla! E ne avremo grave responsabilità nella storia), risente l’Europa di risorgenti nazionalismi economici, monetari e persino politici.

L’Italia vuole l’Europa e lavora per l’Europa, né raccoglie desolanti e saccenti condanne che giungono di lontano o infauste profezie che giungono ogni tanto da cattivi auguri intrisi di superbia e di meschinità.

L’Italia vuole l’Europa.

Ma nell’Europa c’è sofferenza e sangue.

Non dimentichiamo che base prima della politica è la geografia e che perciò noi 12 paesi dell’Europa non siamo che un pezzo d’Europa: non siamo l’Europa! E l’Europa deve nascere intera, e che ciò si avveri dipende da ciascun popolo di questo vecchio continente.

L’Italia vuole l’Europa e vuole la Pace, e opera per l’Europa e opera per la Pace.

Ma nel mondo ancora quanta ingiustizia, quanta fame, quanto squilibrio tra i popoli.

Quanta violenza anche contro la natura, mentre c’è tanto bisogno di affermare e tutelare il diritto umano all’ambiente, di rispettare il dovere della salvaguardia della natura e quindi della persona, in particolare dei popoli che non hanno voce per farsi intendere.

 

Ora, mi rivolgo a voi giovani, non che tutto il discorso non fosse anche per voi, ma una parola un po’ particolare, e vi chiedo la bontà di ascoltarmi.

Mi rivolgo anche a chi, genitori e docenti di ogni ordine e grado, ha l’altissimo compito di insegnare, di educare, di formare.

C’è la violenza, c’è la droga, c’è l’immoralità… ma non tutto è male. Quanto è il bene, il buono, il giusto che regna tra noi, che c’è in mezzo a noi! Basta scorgerlo, accorgersene.

Quanti cittadini, quanti amministratori, quanti politici probi, capaci, onesti, disposti solo al sacrificio per il bene comune; quanti lavoratori nel significato più ampio di questo termine, quanti impiegati, tecnici, dirigenti, insegnanti, professionisti… quanti vivono nel rispetto delle leggi e nella vissuta solidarietà e fanno con sacrificio il proprio dovere; quante donne nelle nostre case, negli uffici, nelle pubbliche responsabilità, nelle professioni, nei diversi settori del mondo del lavoro sono esempio di laboriosità, di valori veri, di dedizione amorosa!

E quanti sono caduti e hanno sofferto perché il bene vinca sul male! Quanti!

Ho avvicinato le espressioni più diverse del volontariato. Ho visto in Albania i militari italiani donarsi senza risparmio per chi ha bisogno (e qui rivolgo a loro un affettuoso saluto e a tutti i militari d’Italia che in tante terre lontane sono presenti per ragioni di libertà e di Pace: penso in particolare in questo momento alla Somalia)… e mi raccolgo nel silenzio, nel ricordo di chi, per questi ideali, non è tornato a casa…

Ho conosciuto in questi mesi iniziative umanitarie incredibili per partecipare alle sofferenze, alle solitudini, alle emarginazioni altrui!

Allarghiamo lo sguardo.

È vero che voi giovani avete tante motivate preoccupazioni per il vostro avvenire; è vero! È vero che le difficoltà sembrano aumentare anziché affievolirsi, ma abbiate fede e coraggio anzitutto in voi stessi; siate ottimisti malgrado tutto, non gettate la spugna, non arrendetevi!

Ripeto ciò che ho detto più volte: la sconfitta a voi stessi, voi soli la potete dare quando rinunciate a lottare.

Non fatelo mai!

E non lamentate i mali della politica standovene rintanati in casa, o nel vostro lavoro, o chiusi nella vostra famiglia; aprite le finestre, c’è fuori un mondo che attende la vostra presenza, il vostro impegno, il vostro saper rischiare.

È grave dovere della scuola formare alla responsabilità pubblica.

Non pensate che sia comodo per chi ha la mia età dire a voi queste cose, ma consentitemi di dire: anche noi abbiamo conosciuto l’incertezza del domani, abbiamo vissuto il terrore della guerra, abbiamo visto il sangue della lotta di liberazione che fu anche lotta fra fratelli, anche noi abbiamo, grazie a Dio, conosciuto gli stenti e rasentato la fame; anche noi fummo tentati di perdere la speranza, di gettare la spugna, ma l’eroismo di tanti e il coraggio di molti ci fu d’esempio e ci risvegliò: e la Patria risorse.

Anche ora, è certo, è certo, risorgerà! Non ve n’è dubbio alcuno!

Volontà e responsabilità delle forze politiche e sindacali, capacità ed iniziative di imprenditori, presenza attiva di tutte le forze economiche, impegno costante di governo e Parlamento ne hanno il potere: l’Italia risorgerà!

Vorrei annunciarlo anche a tutti gli italiani nel mondo, ai quali ho mandato un messaggio di saluto e di augurio in questi giorni, a tutti gli italiani nel mondo che lavorano, operano, si sacrificano per il buon nome dell’Italia. Anche a loro ripeto: Buon Anno!

Buon Anno!

La più grande speranza mi giunge da voi che soffrite: ammalati senza umana speranza, sofferenti nel corpo e nello spirito che tante volte coprendo questo mio tavolo di lavoro con i vostri scritti e le vostre preghiere mi avete insegnato la dignità del soffrire e la forza di saper offrire.

A voi, Buon Anno!

A voi reclusi, colpevoli o innocenti, a voi reclusi da anni ai quali non abbiamo diritto di spegnere la speranza e abbiamo pure il dovere di credere nella vostra capacità di ravvedimento, a voi tutti affaticati per qualsiasi ragione e a coloro che vi amano e soffrono per voi e con voi, Buon Anno… un anno buono, un anno pulito, un anno serio che ci veda più capaci di pensare agli altri, più degni dell’umana dignità, più capaci di amare, più capaci di amare.

Per chi crede, di qualunque credo, per chi crede anche soltanto in questo affascinante denominatore comune umano, la speranza non si deve spegnere mai!

Dipende da ciascuno di noi!

Come dipende da ciascuno di noi che l’augurio di Buon Anno si riempia di solidarietà, di fratellanza, di amore.

E il mio Buon Anno vuole essere augurio per un anno veramente buono.

 

Ora, l’augurio non lo depongo più sulla soglia della vostra casa, ma questo dialogo con voi mi rende ardito e allora lo depongo alla soglia della vostra intelligenza, della vostra volontà, del vostro cuore: è augurio per l’Italia e l’Italia è di tutti.

Se avrete la bontà di accoglierlo vi dico grazie e se no… lasciatemi la speranza che forse un giorno lo accoglierete.

Auguri, dunque, a tutti, proprio a tutti, proprio a ciascuno.

E ascoltate: l’Italia risorgerà!

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