Colossali. 4. Guerrazzi (A suo modo)

Fra le alpi medie che Toscana partiscono dal Modanese, superati alquanti meno ardui gioghi, ti occorre il colle di Prunetta. Quasi penisola, questo monte s’inoltra da mezzogiorno a tramontana e nasconde la valle ov’ebbe sepoltura la Repubblica Fiorentina. Il tuo petto affannato, pervenuto una volta alla sua radice, non domanda riposo; se i tuoi occhi si volgono a misurarne l’altezza, al tuo spirito non ne deriva sconforto, bensì desiderio irresistibile di pareggiare col rimanente del corpo la velocità dello sguardo per attingerne la cima.

E quando, palpitante, il volto bagnato di sudore, tu giungi a toccarne la sommità, che chiamano le Lari, tu lanci giù nella convalle quanto hai di virtù visiva nella testa, di anelito nel cuore, e la verità non impallidisce davanti l’aspettativa; imperciocchè le magnificenze della natura sieno le sole che la umana immaginazione non possa superare giammai. Se rialzando lo sguardo dalla valle ti venga fatto girarlo attorno, ti si presentano monti sopra monti, e parte di questi ti ricordano memorie che il tempo non ha per anche corroso dalle tavole della storia, o ti accennano col nome sventure e fatti che hanno stancata la tradizione. Da una banda sorge il colle di Mal Consiglio, dove è voce Catilina statuisse scendere a tentare la fortuna delle armi contro Quinto Metello, – e poco sotto il piano di Mal Arme, ove fu combattuto l’aspro conflitto. Vi perdeva Catilina la fama e la vita; – guai ai vinti! Se egli sforzava il destino, forse Sallustio lo avrebbe celebrato vendicatore del popolo contro la tirannide dei patrizi. – Quinci ti accennano la Selva Litana, di cui la terra nascose le ossa di una legione romana uccisa dai Galli Boi. Il giogo del Mal Passo va nomato per più recente dolore; – egli ha fatto piangere per tutta la durata della vita una madre, chè tra le balze di lui rimase miseramente infranto il figliuolo della sua tenerezza. Il Libro Aperto, i Sassi Scritti, la Croce Arcana, la Tana dei Termini, le Torri di Pompilio, sono i nomi dei monti che circondano la valle e dei quali invano tu cerchi la origine remota.

Per poco che Dio abbia benedetto la tua anima di poesia, l’aria che spira vivida su questi monti ti suscita alle visioni dei tempi trascorsi e dei futuri. Il passato è coperto di velo nero, l’avvenire di velo colore di rosa, perchè il primo lo ha tessuto l’esperienza, il secondo la speranza; ma all’occhio del poeta, come a quello di Dio, la eternità si offre intera, quasi circolo luminoso di cui i secoli compongono i punti. Al cospetto di Dio e del poeta ogni cosa sta presente. Però i grandi poeti sopra la terra si annoverano più rari dei giorni della creazione; – parte maggiore di Dio conteneva il cranio di Dante che non il giro dell’emisfero celeste.

Dall’aria che spira su i colli emanano effluvii vitali, chè di lei si nudriva la libertà infante, e di lei si compiace allorquando, cacciata meno dall’odio dei tiranni che sbigottita dalle turpi frivolezze di coloro che si dicono suoi amici, abbandona i piani per approssimarsi alla sua patria, ch’è il paradiso. La luna sorta dall’opposto monte del Crocicchio balza impetuosa di nuvola in nuvola; e ricorda la credenza indiana che immaginò la fuga dell’astro della notte traverso i cieli per sottrarsi alle persecuzioni del serpente che la insegue per divorarla.

Da cotesto alternare di tenebre e di luce sorgevano spaventosi fantasmi.

(Francesco Domenico Guerrazzi, L’assedio di Firenze, 1869)

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